lunedì 15 agosto 2011

Lavoratori (1)



Lahore (Pakistan), 27 giugno 2011. Conducenti dormono sui tetti dei bus in attesa del nuovo turno. Foto di Arif Ali (AFP - Getty Images).

venerdì 8 luglio 2011

Nucleare. I rischi finanziari e assicurativi

Mi sono occupato spesso di nucleare su questo blog, assumendo la posizione che:
  1. è una tecnologia più costosa di quanto i nuclearisti dicono (e probabilmente credono in buona fede);
  2. i rischi finanziari di costruire una centrale nucleare non sono sostenibili dal mercato privato;
  3. investire sul nucleare può avere senso solo in certe regioni, con certe tecnologie, con certe soluzioni di finanziamento, che in un dibattito sensato e ragionevole dovrebbero essere esplicitate.
Poi è successo Fukushima.
Nel frattempo avevo scritto un articolo, "Nucleare. I rischi finanziari e assicurativi", per la rivista Valori, uscito ad aprile 2011. L'articolo riassume cosa penso dei rischi del nucleare, con alcuni dati storici sui costi e i tempi di costruzione delle centrali nucleari in Francia. Trovate l'articolo all'interno della Newsletter Anra di questo luglio, che presenta altri articoli bene informati sulla gestione dei rischi del nucleare.

mercoledì 6 luglio 2011

Le sorelle Fontana

Le sorelle Fontana

In attesa di riprendere a scrivere nuovi post, segnalerò qualche articolo che ho pubblicato qui e là negli ultimi mesi. Inizio dalla voce enciclopedica sulle Sorelle Fontana, scritta per l'Enciclopedia delle donne, una pianta che diventa ogni giorno più frondosa e fiorita. Per chi non avesse visto lo sceneggiato, le Sorelle Fontana sono state non solo grandi stiliste, ma anche pioniere di un approccio industriale alla moda.

Giovanna, Micol, Zoe Fontana.

venerdì 25 febbraio 2011

Il Forum Nucleare Italiano condannato per pubblicità ingannevole

Il Forum Nucleare Italiano ha pubblicato la nuova versione del video delle scacchiere, in cui fingeva di volere stimolare un dibattito disinteressato sulle future centrali nucleari italiane. La nuova versione, che si conclude con l'onesto annuncio "Noi siamo favorevoli", segue alla sentenza dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, che ha condannato lo spot originale in quanto pubblicità ingannevole. Fa sorridere il comunicato del Forum, in cui nega di essere stato condannato, afferma che in realtà voleva dare pari dignità ai sostenitori e agli oppositori del nucleare e, subito dopo, insulta questi ultimi per essersi lamentati della falsa oggettività della vecchia versione.
"Poiché il Giurì non ha censurato i contenuti e la sostanza della nostra comunicazione – come invece i nostri detrattori hanno strumentalmente cercato di far credere – lo spot è rimasto identico a quello trasmesso ma contiene in questa versione l’affermazione “Noi siamo favorevoli”, a cui si aggiunge una domanda rivolta allo spettatore: “E tu?”. Sottolineiamo che il mancato riferimento alla posizione pro nucleare del Forum non era stata inserita nella precedente versione perché era nostra intenzione essere equilibrati, dando pari dignità alle due posizioni: favorevoli e contrarie.
Del tutto prive di fondamento sono quindi le reiterate dichiarazioni di quanti pretenderebbero una comunicazione sui temi del nucleare in linea esclusivamente con le loro idee, non riuscendo evidentemente a sopportare che vi sia spazio anche per altre posizioni; come per altro avviene in tutto il resto del Mondo".

mercoledì 23 febbraio 2011

Biscottini di saggezza

"Molta gente spende ore di duro lavoro in un posto che detesta per acquistare prodotti di cui non ha bisogno per impressionare persone che non ama" (Nigel Marsh, via Lifehacker).

martedì 15 febbraio 2011

Creativi e pericolosi

Un nuovo paper di Francesca Gino e Dan Ariely spiega come il nostro Presidente del Consiglio abbia potuto concepire la genialata della "nipote di Mubarak", che è un esempio brillante di pensiero divergente.
The Dark Side of Creativity: Original Thinkers Can Be More Dishonest
Authors: Francesca Gino and Dan Ariely
Executive Summary: Anyone who has spent significant time with artists knows that creative genius often comes with a dark side. This paper offers experimental evidence, specifically with regard to the relationship between creativity and unethical behavior. Research involving four experiments with university students was conducted by Francesca Gino of Harvard Business School and Dan Ariely of the Fuqua School of Business. Key concepts include:
  • Creative students who showed a natural aptitude for divergent thinking tended to cheat more than linear thinkers.
  • Creativity is a better predictor of unethical behavior than intelligence.
  • Students who were deliberately induced to think creatively were, in turn, more likely to cheat than those who weren't primed to think outside the box.
  • Creative people are more likely to cheat in part because their creativity helps them to come up with ingenious explanations to justify their unethical behavior.

martedì 11 gennaio 2011

Mappa del crimine a Milano nel 2010


Sono sempre grato a chi si carica del duro lavoro di raccogliere dati e poi li rende disponibili a tutti. In questo caso, guadagna le mie pacche sulle spalle Il giro della nera (con hat tip a 02 blog), per questa mappa dei pestaggi, delle rapine, degli omicidi e degli altri reati commessi a Milano l'anno scorso (o almeno di quelli finiti sui giornali).

lunedì 10 gennaio 2011

La chimica verde non sempre paga

Pesco dall'Oca Digest di venerdì scorso un articolo di Nature sulla "chimica verde" (K. Sanderson, It's not easy being green, pdf), che è la produzione industriale di prodotti chimici con tecniche che riducono l'intensità energetica, l'uso di sostanze tossiche e il rilascio di rifiuti. La chimica verde è nata negli Stati Uniti negli anni Novanta, un'epoca in cui i produttori chimici americani generavano 278 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi l'anno. Dato che oggi ne generano solo 35 milioni (nonostante l'aumento dei volumi di prodotto), deduco che la chimica verde è più di uno slogan. Altro esempio, che mi attirerà un po' di ricerche Google:
"Il settore farmaceutico ha abbracciato la chimica verde con grande entusiasmo, forse perché è quello che può guadagnarci di più. Gli impianti farmaceutici generano tipicamente fra i 25 e 100 chilogrammi di rifiuti per ogni chilogrammo di prodotto, un rapporto chiamato fattore ambientale, o "E-factor". Perciò c'è spazio abbondante per aumentare l'efficienza - e tagliare i costi.
Alla Pfizer, per esempio, il primo laboratorio di sintesi del [...] Viagra aveva un E-factor di 105. Ma molto prima dell'ingresso sul mercato del Viagra, nel 1998, un'équipe riesaminò ogni passo del processo di sintesi all'impianto di Sandwich, nel Regno Unito [...]. Alla fine i ricercatori tagliarono l'E-factor del Viagra a 8".
Ho già scritto che parliamo del Viagra?

L'articolista evita il salto logico dalla convenienza ambientale di un metodo alla sua convenienza economica. O meglio, lascia che il salto lo faccia Paul Anastas, l'inventore del nome "chimica verde" e capo della ricerca alla Environmental Protection Agency (EPA), che dice che la chimica verde è "più efficace, è più efficiente, è più elegante, è semplicemente una chimica migliore". Più efficiente? Sempre? Chiunque abbia letto Giacomo Leopardi sa che la natura è matrigna, e perciò non c'è motivo di illudersi che abbia scritto le leggi della chimica in modo che le sostanze innocue agli umani siano più efficienti di quelle nocive.

L'articolista cita il caso dell'anidride carbonica supercritica, che è un solvente non tossico che i chimici possono impiegare in molte reazioni organiche e inorganiche. Purtroppo non è conveniente:
"... non sempre essere verdi paga nel settore della chimica specializzata - come Thomas Swan and Company di Consett, Regno Unito ha imparato a sue spese. Nel 2001 [...] è stata la prima al mondo ad aprire un reattore a flusso continuo che usava l'anidride carbonica supercritica come solvente. 'Sembrava che potesse rivoluzionare il settore', dice Harry Swan, il direttore generale. Ma quando emerse che non sarebbero arrivati sussidi pubblici, l'impianto non si dimostrò capace di produrre prodotti chimici a costi più bassi dei metodi tradizionali non-verdi. Così la struttura fu messa fuori servizio e potrebbe essere presto dismessa e smantellata".
Morale provvisoria: la risposta migliore alla vecchia domanda "does it pay to be green?" rimane "dipende". A volte essere verdi paga, altre volte dobbiamo scegliere fra spendere poco per processi industriali che ci avvelenano e spendere di più per processi industriali benigni.

sabato 8 gennaio 2011

Gabrielle Giffords attaccata da un bimetallista

Secondo le prime informazioni, la testa bacata che ha sparato al deputato americano Gabrielle Giffords e ucciso altri innocenti è un sostenitore del bimetallismo. "No! Non salderò i miei debiti con una moneta che non è sostenuta dall'oro e dall'argento!", proclama in uno dei suoi video su YouTube. Altro indizio: fra i suoi libri preferiti nel profilo su YouTube c'è Il Mago di Oz, che (e non ditemi che lo sapevate) è un'allegoria della lotta dei poveri contro gli affaristi americani che a fine Ottocento volevano conservare il sistema aureo.

Non dico che abbia sparato per questo, però che si infervorasse per il bimetallismo non era certo un gran segno di salute mentale.

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Nuvoloni neri sui titoli di Stato italiani

Italy 10-year spread. Fonte: Bloomberg.

Butto un occhio tutti i giorni sui mercati finanziari, sia per sorvegliare i miei piccoli investimenti, sia per scoprire se per caso gli operatori stanno sbugiardando qualche vulgata delle TV e dei giornali. Per esempio, oggi sentite spesso che l'Italia non poteva permettersi una crisi di governo, perché i mercati finanziari vogliono stabilità politica. Sarà, ma dal 15 dicembre (il giorno dopo il voto di fiducia all'esecutivo Berlusconi) lo spread dei nostri titoli di Stato sui bund tedeschi è salito con il passo tranquillo e sicuro del buon alpinista, riavvicinandosi alle cime preoccupanti di fine novembre.

Nel frattempo il cambio euro/dollaro è tornato bruscamente sotto 1,30 senza gravi ragioni apparenti. La prossima settimana ci saranno le prime aste di titoli pubblici europei dell'anno nuovo, comprese grosse emissioni di Bot e Btp, e si capirà più chiaramente che pensano i mercati finanziari della stabilità politica italiana.

giovedì 6 gennaio 2011

Chicco Testa realtime blogging

Sto ascoltando Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano, a Radio 3 Scienza. Ammette che il Forum è una lobby filo-nuclearista. Chiarisce di aver chiesto a Saatchi & Saatchi di fargli una campagna simile a quella belga.

Dice "non mi sembra proprio" alla giornalista che osserva che la voce pro-nuclearista dello spot italiano è più piacevole e suadente della voce anti-nuclearista (citando il blog PerdoTempo).

Alla domanda su come riusciremo a smaltire le scorie, visto che in Italia fatichiamo a smaltire le bucce di banana, risponde "in Italia siamo molto più bravi a gestire le cose complesse che a gestire le cose semplici, soprattutto quando si tratta di pubblica amministrazione". Napoletani, adesso sapete perché non raccolgono i vostri rifiuti: è un lavoro troppo facile per i funzionari della Regione.

Interviene la sociologa Bruna de Marchi, che dice che lo spot del Forum Nucleare Italiano è inquietante, sembra ambientato in un manicomio (nda: è vero!). Conferma che il tono dell'anti-nuclearista è ansioso, quello del pro-nuclearista suadente.

Chicco Testa conclude paragonando i pro-nuclearisti a Galileo Galilei e gli anti-nuclearisti al cardinal Bellarmino, perché non era interessato a una discussione razionale.

mercoledì 5 gennaio 2011

In difesa della propria parrocchia

Sono un grande sostenitore di VIA-Academy, che è un generoso tentativo di fornire al pubblico dati oggettivi sulla qualità della ricerca accademica. Il prodotto più noto di VIA-Academy è la lista degli scienziati italiani con un h-index maggiore di 30 su Google Scholar. Per chi non lo sapesse, un h-index uguale a 30 significa che lo scienziato ha pubblicato almeno 30 articoli che hanno ricevuto almeno 30 citazioni. Il primo della lista, Carlo Croce, ha un h-index di 125, e quindi ha pubblicato ben 125 articoli che hanno ottenuto 125 citazioni.

Se Babbo Natale esistesse, gli chiederei di regalare a VIA-Academy i soldi necessari per raccogliere, pubblicare e aggiornare ogni mese le classifiche dell'h-index di tutti gli accademici italiani, divisi per raggruppamento disciplinare. Sarebbe un colpo più duro agli scienziati improduttivi, che finirebbero vergognosamente in fondo alla lista, di quelli promessi dal ministro Gelmini. Se VIA-Academy, in assenza di Babbo Natale, avesse bisogno di manovalanza volontaria per realizzare questo prodotto, sono pronto a offrirmi per il mio raggruppamento disciplinare.

Detto questo, i quotidiani nazionali hanno ripreso un altro prodotto di VIA-Academy, la lista dei Top 50 Research Institutes in Italy, ricavata sommando gli h-index dei ricercatori italiani "over-30" (nel senso dell'h-index) dei vari istituti. Sono rimasto abbacchiato a vedere la mia università solo al 39° posto, e sorpreso a trovare un'altra università eccellente ancora più indietro (Sant'Anna di Pisa, 45°). Può darsi mi fossi illuso sull'università dove lavoro, oppure ci sono altre spiegazioni.
  • Errori nella lista degli over 30: un nostro ordinario con 42 di h-index è assegnato per sbaglio a Brescia; un altro con 32 di h-index non è in elenco; altri nostri docenti che conosco meno potrebbero essere rimasti fuori (anche se incidenti simili possono avere colpito altre università).
  • Una classifica dei "Top Research Institutes in Italy" dovrebbe includere anche gli h-index degli scienziati stranieri che lavorano nello stivale; noi ne abbiamo uno di cui fatico a calcolare l'h-index, perché ha un cognome troppo comune, ma che per rendere l'idea colleziona 12.000 citazioni con i suoi primi tre articoli.
  • La media degli h-index varia molto fra le discipline: nella classifica degli over 30 trovate 14 medici nei primi 15 posti, perché in medicina si pubblicano articoli brevi, con tempi di pubblicazione brevi, e con molte firme. Nel mio campo invece gli articoli sono lunghi, la pubblicazione prende anni e qualsiasi articolo con più di quattro firme è malvisto. Un rimedio facile e spedito sarebbe normalizzare gli h-index sulla media dell'h-index della disciplina.
Comunque buon lavoro agli animatori di VIA-Academy, in cui spero di più che nell'Anvur.

Aggiornamento (15.1.2011): Microsoft pubblica una classifica delle organizzazioni di ricerca nel campo della computer science basata sugli h-index.

Research Blogging

Con l'articolo che vedete qui sotto ho iniziato a collaborare con ResearchBlogging, l'aggregatore dei post dedicati alla ricerca scientifica pubblicata su riviste referate. A cosa serve un aggregatore di questo tipo? A raccogliere l'informazione che i blogger producono sui risultati delle ultime ricerche, che spesso è più precisa e competente di quella che producono molti disgraziati che scrivono di scienza sulla stampa nazionale. ResearchBlogging si è aperta da poco ai contributi in italiano, grazie agli sforzi instancabili di Peppe Liberti, che ringrazio per avermi invitato ad aderire all'iniziativa (e per avermi aggiustato il codice dell'articolo in ore in cui tutti dovremmo dormire). Lo aiutano Amedeo Balbi (di Keplero) e Moreno Colaiavoco (di MyGenomix).

Si può aderire? Certo che sì, più siamo e meglio è. Se avete un blog, e vi capita di leggere per studio o per mestiere articoli referati, e avete forze sufficienti per scrivere di ricerca ogni tanto, contattate Peppe e gli altri editor.

martedì 4 gennaio 2011

L'uguaglianza non è un equilibrio

ResearchBlogging.orgI fautori dell'obbligo del grembiule a scuola avanzano in genere due argomenti. Il primo è igienico: il grembiule, che è facile da lavare, raccoglie lo sporco che i bambini amano spalmarsi addosso. Il secondo è economico: il grembiule occulta le differenze di abbigliamento fra bambini ricchi e bambini poveri ed evita ai genitori di questi ultimi di rovinarsi acquistando jeansini, felpine e camicine costosi nel tentativo disperato di reggere il confronto con le élites.

Un articolo di Nailya Ordabayeva (RSM Erasmus) e Pierre Chandon (Insead), in uscita sul Journal of Consumer Research, suggerisce che gli effetti della disuguaglianza sui consumi siano più complicati di quanto credono i fautori del grembiule. I due ricercatori hanno chiesto a gruppi di studenti universitari di immaginare atti di acquisto in scenari ipotetici con molta uguaglianza (media della distribuzione affollata) o con poca uguaglianza (distribuzione più piatta, con una coda abbondante e lontana di ricchi). I fautori del grembiule si sarebbero aspettati che, a parità di reddito dell'acquirente, l'impulso a comprare risultasse più forte nel secondo tipo di scenari, quelli con poca uguaglianza. Ordabayeva e Chandon hanno invece trovato il risultato opposto: negli scenari con molta uguaglianza (il caso dei grembiuli) l'impulso a comprare è più forte. L'effetto si irrobustisce per i beni che si possono esibire (borsette, TV, giardini fioriti) e in contesti competitivi, ossia nelle circostanze dove dovrebbe semmai sanguinare di più la ferita della disuguaglianza.

Ordabayeva e Chandon notano che il risultato non è poi sorprendente, se pensiamo che dove c'è molta uguaglianza anche un piccolo acquisto può farci salire molte posizioni nella gerarchia sociale. Non acquistiamo beni visibili solo per colmare i divari (possession gaps, nel gergo dell'articolo) ma anche per sentirci superiori gli altri (position gains). Quanto più la media del gruppo è affollata, tanta più gente possiamo scavalcare con un balzo, e tanto più saremo attratti da un acquisto da esibire. Così, nella scuola dove tutti i grembiuli sono uguali, i soldi risparmiati sull'abbigliamento non finiranno in un bel deposito di risparmio per gli studi futuri dei figli, ma in scarpe, pettinature alla moda, collanine e altri orpelli che sfuggono alla copertura del grembiule e dimostrano che il nostro bambino è più uguale degli altri. Non ho figli a scuola (né altrove), quindi lascio ai lettori che si sono riprodotti di valutare se questa predizione è vera.

Implicazioni: i conservatori amano proclamare che le disuguaglianze economiche sono benefiche, perché spingono i ceti inferiori a rimboccarsi le maniche per risalire la scala sociale; questa teoria è vera in un mondo dove i possession gaps sono un motivo dominante dell'azione; se invece prevalgono i position gains, come negli esperimenti di Ordabayeva e Chandon, una società più uguale è più efficiente, perché gli svantaggiati saranno abbastanza vicini alla classe media da sentire di poterla raggiungere o superare. In ogni caso, l'uguaglianza non è un equilibrio (a meno che non sia mantenuta con la forza), perché stimola negli individui gli impulsi a superarla.

Limitazioni: gli universitari occidentali non sono gente comune (sono WEIRD); gli esperimenti riguardavano acquisti immaginari (spendere soldi è diverso che pensare di spenderli); i ricercatori hanno misurato reazioni psicologiche immediate, che non coincidono sempre con le condotte che emergono nel lungo termine, man mano che ci adattiamo alle durezze dell'esistenza.

Ordabayeva, N., & Chandon, P. (2010). Getting Ahead of the Joneses: When Equality Increases Conspicuous Consumption among Bottom-Tier Consumers Journal of Consumer Research DOI: 10.1086/658165

lunedì 3 gennaio 2011

Mark Zuckerberg vuole molti amici e pochi soci

Ho fatto il primo balzo sulla sedia del 2011, leggendo che Goldman Sachs sta fabbricando un veicolo finanziario che permetterà a Facebook di ricevere capitali da investitori privati senza quotarsi in Borsa (e senza sottoporsi ai relativi obblighi di trasparenza contabile). Immagino che Goldman Sachs permetterà agli investitori di liquidare le loro quote nel veicolo in qualsiasi momento, perché altrimenti Facebook avrebbe attinto al più tradizionale private equity (dove le quote non si possono liquidare). Questo veicolo sembrerebbe perciò una mini-borsa privata, riservata ai pochi eletti.
"Con una mossa insolita, Goldman sta progettando di creare uno “special purpose vehicle” per consentire ai suoi clienti più abbienti di investire in Facebook [...]. Nonostante la S.E.C. imponga alle società con più di 499 investitori di pubblicare i loro risultati finanziari, lo special purpose vehicle progettato da Goldman potrebbe aggirare questa regola perché sarebbe gestito da Goldman e trattato come un unico investitore, anche se è concepibile che possa raccogliere investimenti da migliaia di clienti" (NYT: Goldman Invests in Facebook at $50 Billion Valuation).
L'articolo dice anche che Goldman Sachs ha acquistato l'1% del capitale sociale di Facebook per 500 milioni di dollari. Inoltre, sembra che Facebook fatturi 2 miliardi di dollari e sia in utile, anche se i bilanci della creatura di Zuckerberg sono segreti come la formula della Coca-Cola.

domenica 2 gennaio 2011

Nasi grossi e discriminazione di prezzo

Mentre raccoglievo dati per una ricerca sugli elettrodomestici grandi (lavatrici, frigoriferi, ecc.) mi sono imbattuto in questo spot di BGH, un produttore argentino di condizionatori d'aria. Lo spot pubblicizza una campagna di sconti (25%) per i clienti con il naso grosso.


La campagna è un esempio di discriminazione di prezzo, la politica con cui un'impresa cerca di vendere lo stesso bene a prezzi differenti, più alti per i clienti pronti a pagare di più, più bassi per i clienti disposti a pagare di meno. Perché, chi ha il naso grosso è disposto a pagare di meno? No, ma solo chi è molto sensibile ai prezzi può avere voglia di dare spettacolo con il proprio naso pur di ottenere uno sconto.

venerdì 31 dicembre 2010

I conflitti di interesse degli economisti

Dopo essermi lamentato che il Forum Nucleare Italiano è uno schermo di ENEL e EDF, è giusto che parli degli economisti che fanno da schermo alle banche e alle imprese con cui collaborano. Secondo un articolo del New York Times ("Academic Economists to Consider Ethics Code"), l'American Economic Association sta per deliberare un nuovo codice etico che obbligherà gli iscritti a dichiarare i loro conflitti di interesse. L'articolo cita molti esempi di questi conflitti:
"Quando Darrell Duffie, professore di management a Stanford, è stato coautore di un libro su come rivedere la regolazione di Wall Street, non ha menzionato il fatto che siede nel consiglio di amministrazione di Moody’s, l'agenzia di rating.
Come commentatrice economica, Laura D’Andrea Tyson, un ex-consigliera del presidente Bill Clinton che insegna nella business school della Università della California, a Berkeley, in genere non dice che è un consigliere di amministrazione di Morgan Stanley.
E la pagina web istituzionale di Richard H. Clarida, un professore della Columbia che fu un dirigente del Ministero del Tesoro sotto il presidente George W. Bush, omette il fatto che è un vice-presidente esecutivo di Pimco, il gigantesco gestore di fondi obbligazionari [...].
La proposta [del nuovo codice etico], che non è stata annunciata al pubblico o ai 17.000 membri dell'associazione, è in parte una risposta a “Inside Job”, un documentario uscito in ottobre che frusta alcuni eminenti economisti accademici per i loro legami con Wall Street come consulenti e consiglieri di amministrazione [...].
Il film è particolarmente critico verso R. Glenn Hubbard, direttore della Columbia Business School e consigliere di amministrazione di MetLife, Frederic S. Mishkin, un professore della stessa scuola che è consulente di alcuni fondi di investimento, e Martin S. Feldstein, un professore di Harvard che si è dimesso dal consiglio di American International Group (AIG), il gigante delle assicurazioni, dopo che è stato salvato dalla Federal Reserve e dal Ministero del Tesoro".
Qui trovate un riassunto delle accuse che il film muove a Feldstein, che appare spesso sulle TV americane per discutere i fatti economici.

Non faccio parte dell'American Economic Association (che ha centinaia di iscritti che lavorano in università italiane) ma approvo la proposta e mi piacerebbe che fosse adottata anche dalle mie associazioni (AOM, SMS, Euram). La soluzione più semplice sarebbe che le associazioni definissero un modulo standard che gli iscritti dovrebbero usare per comunicare sul proprio CV e sulla propria pagina web istituzionale i clienti da cui hanno ricevuto soldi, sia per attività professionali, sia attraverso finanziamenti alla ricerca. Vedo da me che questa soluzione è antipatica, perché nessuno ama gridare ai quattro venti i propri affari privati, ma è già adottata in altri campi, come la ricerca medica.

Questa soluzione non copre tutti i conflitti di interesse. Per esempio, un professore di contabilità può dirigere un master in revisione dove, poniamo, gran parte degli iscritti sono poi assunti da Ernst & Young. Questo professore ha un disincentivo a dire in pubblico (o in una perizia professionale) che Ernst & Young si è resa complice di una truffa nella vicenda Lehman.

Oppure può capitare che un umile ricercatore non prenda un euro da Ernst & Young ma lavori per un centro di ricerca che ha (per progetti cui lui non partecipa di persona) Ernst & Young fra i suoi clienti. Se l'umile ricercatore scrivesse su un blog che Ernst & Young si è resa complice di una truffa il direttore del centro di ricerca potrebbe arrabbiarsi. Ciò non aiuterebbe l'umile ricercatore a fare carriera.

Comunque, la trasparenza degli economisti sui soldi che ricevono di persona sarebbe un inizio.

Disclaimer: lavoro per un centro di ricerca che ha Ernst & Young fra i suoi clienti; inoltre, ENEL è uno degli sponsor istituzionali della mia università. E, ahimé, in passato una mia ricerca è stata finanziata dalla Parmalat di Callisto Tanzi.

giovedì 30 dicembre 2010

Fatti israeliani

"Solo il 39% degli uomini ultra-ortodossi e il 25% delle donne arabe [israeliane] hanno un lavoro" (Schumpeter, Beyond the start-up nation).
Immagino che le donne arabe facciano le casalinghe per i mariti, ma gli uomini ultra-ortodossi come campano?

Aggiornamento: nei commenti, Oca Sapiens segnala un articolo del Wall Street Journal (E.R. Goldstein, "Israel's Ultra-Orthodox Welfare Kings") dove emerge che molti ebrei ultra-ortodossi vivono di sussidi pubblici, fra i quali gli stipendi pagati agli studenti della Torah (ma non agli studenti delle materie secolari). Il risultato di questi sussidi è che il tasso di disoccupazione fra gli ebrei ultra-ortodossi è triplicato negli ultimi trent'anni.

Aggiornamento (31.12.2010): sempre Oca Sapiens mi bisbiglia nell'orecchio che è più preciso tradurre gli "studenti" come "studiosi", dato che studiano la Torah tutta la vita. Sulle yeshiva, le scuole degli ultra-ortodossi, Wikipedia ha una voce molto dettagliata.

mercoledì 29 dicembre 2010

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martedì 28 dicembre 2010

Il Forum Nucleare Italiano è stato fondato da ENEL e EDF


Molti telespettatori trovano la campagna televisiva del Forum Nucleare Italiano ipocrita, perché si presenta come un invito alla discussione ragionata fra nuclearisti e antinuclearisti, ma intanto cerca di fare passare questi ultimi per cretini. "Contrario, perché mi preoccupo per i miei figli", dice la voce impaurita del rozzo oppositore, "Favorevole, perché fra cinquant'anni non potranno contare solo sui combustibili fossili", dice la voce serena dell'informato sostenitore.

Niente di male, perché tutti sono liberi di propagandare le loro opinioni, ma ENEL e EDF, che hanno fondato il Forum Nucleare Italiano (in teoria un'associazione no-profit), sarebbero più oneste se mettessero il loro nome sullo spot.

Aggiornamento (30.12.2010): nei commenti, Mottarello76 dice che il Forum Nucleare Italiano assomiglia al Forum Nucleaire belga, sostenuto dal gigante elettrico locale Electrabel. Anche gli spot si assomigliano, anche se quello belga è più sofisticato:

Paternalismo fra privati

Da oggi potete salvare la natura inviando documenti in formato WWF. I file WWF sono identici ai PDF, solo che è impossibile stamparli. Così impedirete il taglio degli alberi, lasciando la fatica di leggere il testo sullo schermo al destinatario.

Il sacchetto di plastica esce dalla porta e rientra dalla finestra

L'1 gennaio 2011 entrerà in vigore la legge che proibisce ai negozianti di consegnare ai clienti sacchetti della spesa in plastica (fatto salvo l'esaurimento delle scorte). Cosa ci consegneranno, i negozianti? Sacchetti di carta o in materiali riciclabili, perfetti per infilarci la spesa ma inadatti al secondo mestiere di quasi tutti i vecchi sacchetti di plastica: stare nella pattumiera a raccogliere la spazzatura umida.
"I sacchetti biodegradabili (di carta o delle tecnoplastiche come il mater bi, un ritrovato tutto italiano che piace nel mondo) non si prestano all'immondizia generica, poiché si rompono e si aprono con facilità, soprattutto se piove" (Il Sole 24 Ore, Un addio senza istruzioni ai sacchetti di plastica).
Dove infileremo l'umido? In sacchetti neri o blu in plastica tradizionale che dovremo comprare nei supermercati in sostituzione dei sacchetti della spesa. Se il rapporto di sostituzione sarà minore di 1:1 qualche delfino in meno sarà soffocato dai sacchetti di plastica. In ogni caso, consumeremo energia per produrre tonnellate in più di sacchetti biodegradabili che, ironicamente, getteremo nella spazzatura dentro i sacchetti di plastica che avrebbero dovuto sostituire. Non ho i numeri necessari per calcolare un bilancio ambientale dell'operazione, ma non sono sicuro al 100% che il risultato netto sarà positivo. Sono invece abbastanza sicuro che nessuno al governo ha calcolato questo bilancio prima di approvare la legge.

lunedì 27 dicembre 2010

Ronald Coase potrebbe compiere 100 anni fra due giorni

Spero che Ronald Coase non sia superstizioso, perché i festeggiamenti per i suoi 100 anni sono partiti con alcuni giorni di anticipo. Fra i celebratori c'è l'Economist, che dedica a Coase un articolo che riassume (abbastanza) bene il suo contributo più noto, “The Nature of the Firm” (del 1937, pdf). Raccomando la lettura a chi crede che i fallimenti del mercato non esistano, perché potrebbe scoprire che lavora tutti i giorni dentro uno di essi (le imprese).

Aggiornamento (29.12.2010): Steve Landsburg fa gli auguri a Coase nel giorno giusto.

venerdì 17 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010

Il teorema di Bayes è utile solo a chi formula male il problema?

Decision Science News ha un bel post su come migliorare la comprensione pubblica dei rischi. Il tema è importante perché medici, meteorologi, economisti e altri indovini ci rifilano di continuo numeri sui rischi: "questo test di gravidanza è esatto nel 90% dei casi", "domani c'è un rischio di pioggia del 30%", "le probabilità di entrare in recessione sono del 70%".

Questi numeri sono spesso truffaldini. Se per esempio risultate positiva a un test di gravidanza esatto nel 90% dei casi, la probabilità che siate davvero incinta non è il 90%, ma un numero più basso che dipende da quanto spesso il test è errato (falsi positivi). Se dite "sì, ma quanto più basso?", gli statistici sfoderano il teorema di Bayes, che permette di fare il calcolo. Il teorema di Bayes è bellissimo ma è controintuitivo (anzi, è bellissimo perché è controintuitivo), e quindi neanche Piero Angela saprebbe spiegarlo in modo convincente.

La ricetta suggerita dal post per aiutare la gente comune (e alcuni esperti) a capire i rischi cui è esposta (malattie, contaminazioni, centrali nucleari, ecc.) è fornirle frequenze e non probabilità. La ragione è che capiamo molto meglio le prime che le seconde:
"I medici cui furono sottoposte domande di questo tipo:
La probabilità di cancro colorettale in una certa popolazione è 0,3% (incidenza di base). Se una persona ha un cancro colorettale, la probabilità che il test del sangue occulto fecale sia positivo è del 50% (sensitività). Se una persona non ha il cancro colorettale, la probabilità che il suo test sia comunque positivo è 3% (incidenza dei falsi positivi). Qual è la probabilità che una persona appartenente alla popolazione che risulta positiva abbia effettivamente un cancro colorettale?
diedero una maggioranza di risposte errate, che spaziavano su tutto l'arco delle probabilità possibili. Le risposte tipiche furono 50% (la sensitività) e 47% (la sensitività meno l'incidenza dei falsi positivi). La risposta corretta è 2% 5% [...]. Ad [altri] medici fu data questa rappresentazione alternativa del problema, che è matematicamente equivalente alla prima:
30 persone su 10.000 hanno il cancro colorettale. Di queste 30, 15 risulteranno positive al test del sangue occulto fecale. Delle rimanenti 9,970 persone senza cancro colorettale, 300 risulteranno comunque positive. Quanti di coloro che risultano positivi avranno il cancro colorettale?
Senza addestramenti di alcun genere, 16 medici su 24 ottennero la risposta corretta a questa versione".
Soluzione (senza teorema di Bayes!): prendete il numero dei positivi con cancro (15) e dividetelo per il totale dei positivi (300 + 15 = 315).

martedì 7 dicembre 2010

L'attacco dei governi occidentali a Wikileaks è palesemente tirannico

Gli snob dicono che sapevano già tutte le notizie sui governi occidentali emerse dai dispacci diplomatici pubblicati da Wikileaks (io no). Una cosa che secondo me non sapevano neanche loro è che un cittadino australiano incensurato potesse essere privato del passaporto, della carta di credito, del collegamento internet, del conto Paypal senza una procedura giudiziaria, in barba all'habeas corpus.

Ho fatto una donazione di solidarietà a Wikileaks tramite questo sito. Se questo blog dovesse scomparire, sapete il perché.

Aggiornamento (9.12.2010): Luca Mazzone di Noise from Amerika si chiede perché nessuno reagisca alle violazioni dell'habeas corpus da parte dei nostri governi.